lunedì 15 settembre 2025

Recensione: GRAVEN "March Of The Broken"


Full-length, Autoprodotto
(2025)

Primo full-length per questa one man band italiana, che proviene più precisamente dalla marittima e allegra Rimini, ma che evidentemente non ha avuto un influsso troppo positivo su Graven, che esprime un black metal dalle tinte atmosferiche e malinconiche che potrebbe chiamare in causa realtà come Summoning o Burzum. La batteria è programmata ma ben pensata, mentre tutto il resto convince per un ottimo lavoro delle chitarre, sempre intente a tessere trame fitte e cariche di melodia. 

Il progetto anche quando sale di velocità diventa comunque convincente, e un pezzo come "March Of The Broken" appare esplicativo in questo senso. Inoltre, sempre parlando di questo brano, il nostro Luca Pasini, vero nome del tuttofare di questa band, erge un muro di suono epico e dalle tinte viking lungo quasi dieci minuti, dove tutto combacia ala perfezione. Forse l'unico appunto va fatto alla batteria programmata, che quando si lancia in cavalcate di doppia cassa risulta un po' troppo asettica. La voce di Luca è una specie di growl effettato, che è messo in secondo piano rispetto agli altri strumenti, e la cosa funziona bene.