I Disease Illusion sono una band bolognese attiva da quasi venti anni, grossomodo, hanno realizzato tre album, tutti ben confezionati e prodotti. Nel 2024 usciva il loro terzo e per ora ultimo full-length, che abbiamo recensito QUI, ed intitolato "Plastic Ocean", un ottimo esempio di death metal melodico evoluto. Quindi una band che non si crogiola sugli allori, ma è in continua evoluzione. Ne parliamo con Alessandro Turco, chitarrista della band.
1. La prima domanda è d'obbligo: chi sono i Disease Illusion?
Siamo una band melodic death metal di Bologna formatasi nel lontano 2008, quindi attiva ormai da diversi anni. Oggi i Disease Illusion sono Federico Venturi alla chitarra, unico membro rimasto della formazione originale, affiancato da me alla chitarra dal 2012, Alessio “Zoppy” Clerici alle pelli dal 2014, Joy alla voce dal 2016 e Jack Laurenti al basso entrato a far parte del progetto in tempi più recenti, ovvero dal 2023. Nel tempo la formazione come così il progetto e la nostra musica sono inevitabilmente cambiate, evolvendosi, ma l’idea di base è rimasta la stessa: cercare un equilibrio tra aggressività, melodia e un forte lato emotivo creando musica interessante.
2. Parliamo del vostro processo compositivo. Come nasce di solito un vostro brano?
Di solito partiamo da una forte suggestione emotiva. Una melodia che risuona in testa che porta a una chitarra pulita o a un riff più pesante ma tutto può scaturire anche da un pattern di batteria figo o da una frase particolarmente potente, insomma qualcosa che accende la scintilla giusta. Dall’idea di partenza lavoriamo molto sull’atmosfera: ogni parte deve avere un senso nel racconto del brano. Spesso parto io con la struttura, poi ognuno ci mette la propria personalità, e i pezzi si trasformano in qualcosa che nessuno di noi avrebbe potuto creare da solo.
3. Che responsi ha avuto "Plastic Ocean"? Siete ancora soddisfatti di questo disco o cambiereste qualcosa?
Realizzare Plastic Ocean ci ha dato un enorme soddisfazione e ha portato a una crescita sotto diversi punti di vista. L’album ha avuto ottimi riscontri, da chi ci segue da anni, ma anche da chi ci scopre per la prima volta. È un disco molto personale, nato in un periodo complicato, e forse proprio per questo ha colpito chi lo ha ascoltato con attenzione. Siamo ancora soddisfatti, sì, anche se come sempre c’è quella parte di noi che rimetterebbe mano ad alcune scelte. Ma fa parte del gioco: se non ti senti un po’ incompleto, non vai avanti. C’è sempre da imparare e da migliorare.
4. Definite in poche parole lo stile che proponete e le vostre influenze musicali.
Il nostro è un melodic death metal moderno, con forti elementi atmosferici e una componente emotiva molto marcata. Le influenze vanno dai classici scandinavi come In Flames, At The Gates, Dark Tranquillity, fino a band più moderne che mescolano estremismo e ambientazioni cinematografiche. Ci piace costruire mondi sonori, non solo fare “pezzi”.
5. In questo momento cosa bolle in pentola in casa Disease Illusion?
Stiamo lavorando a nuova musica e preparando i prossimi live. A marzo, ci troverete sul palco assieme agli amici Ex Cinere Resurgo, di supporto agli olandesi Cryptosis in un minitour tra Mantova, Roma e Napoli.
6. Potete darci una anticipazione sul sound di un ipotetico nuovo album? E chiediamo: quanto dovremo attendere per un nuovo full-length?
Siamo in un periodo frenetico dove si tende a sacrificare la qualità per la produttività e non voglio sbilanciarmi sulle tempistiche, ma l’obiettivo è non far passare troppo tempo. Anche perché il motore è acceso. C’è sicuramente in corso una ricerca sulle dinamiche, sulle atmosfere, le melodie, sui contrasti e su come far convivere assieme diverse scelte e soluzioni musicalmente interessanti senza stravolgere l’identità musicale, ma continuando la sua naturale evoluzione.
7. Domanda un po' abusata, ma forse doverosa. Cosa manca al metal italiano per essere apprezzato come quello estero, soprattutto da parte dei fan italiani?
Domanda complicata da rispondere in qualche riga. Manca sicuramente alla base un vero senso di comunità. Troppo spesso si guarda all’estero come fosse “per forza meglio”, quando in realtà in Italia ci sono band con talento, produzione e professionalità allo stesso livello. E’ la partecipazione agli eventi metal di band non per forza blasonate, che manca, a mio modo di vedere. Ho vissuto 5 anni a Copenaghen, dove vive attualmente Joy, e pure Fede è all’estero in Inghilterra e vediamo molto bene quanto l’underground abbia un seguito molto differente rispetto al nostro paese. Dovremmo imparare a sostenerci di più, a creare un movimento reale invece di isolarci a compartimenti stagni. Quando si costruisce un ambiente fertile, tutti crescono. Ma ci sono poi molti altri problemi legati alla gestione dell’intero sistema musicale. Basta guardare i costi ormai a noi proibitivi di certi eventi…
8. Sappiamo che i vostri testi sono piuttosto cupi e introspettivi in questo ultimo album, ma di cosa parlano esattamente?
Parlano di fragilità, alienazione, identità. Di reazione necessaria. Di tutto ciò che si nasconde sotto la superficie. Plastic Ocean in particolare affronta il rapporto malato con ciò che ci circonda: l’ambiente, la società, i nostri stessi pensieri. È un disco che guarda fuori per capire cosa c’è dentro, e viceversa per stimolare un pensiero critico.
9. Ok, chiudete facendoci un po' un programma dei passi futuri della vostra band. Un saluto!
Sicuramente la promozione di Plastic Ocean continuerà con la prossima stagione di concerti che stanno prendendo forma, e nel frattempo è in corso la scrittura del nuovo disco che avrà il suo giusto tempo per nascere ed essere realizzato al meglio delle nostre possibilità. Restate quindi in allerta sulle varie piattaforme social dove pubblichiamo le date dei prossimi eventi live e già che ci siete fatevi un giro sul nostro sito e su Treedom a piantare un albero nella nostra foresta. Per ogni albero vi mandiamo una maglietta di Plastic Ocean. Grazie a voi per lo spazio e a tutti i fan per il prezioso e gradito supporto
Links:
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