Full-length, Nova Era Records
(2022)
In occasione della pubblicazione del loro nuovo singolo che anticipa il terzo album, non potevamo esimerci dal recensire il secondo album di questa band toscana, che abbiamo avuto anche il piacere di intervistare poco tempo fa QUI. Il motivo per il quale torniamo indietro di tre anni circa, e cioè al 2022 e a questo "Under The Burning Sky", è molto semplice: questo disco scrosta i muri! Una band furiosa ma con degli influssi groove che si alternano a meraviglia sono il biglietto da visita per presentare questo album. Ma andiamo con ordine. I Madvice si formano nel 2016 e nel 2018 pubblicano il loro primo album per Time To Kill Records, ovvero "Everything Comes to an End". Dopo un po' di gavetta e diversi live show la band nel 2022 pubblica questo macigno che stiamo recensendo. In questo finire di 2025 presentano la nuova traccia “The Ecstasy of Dying”, che anticipa un nuovo album, e noi non vediamo l'ora di ascoltare questo nuovo capitolo dei Madvice...
"Under The Burning Sky" è un album che fonde la matrice death metal melodica della Svezia (At The Gates, Drak Tranquillity, Darkane) con il groove/nu-metal più bastardo, figlio di band come Pantera, Lamb Of God, Gojira e Slipknot. Questo mix porta ad un disco molto cupo e violento, che praticamente in meno di mezz'ora dice tutto e anche di più. Non bisogna lasciarsi ingannare però dall'impatto e dalla linearità della proposta. In realtà questo album è molto valido tecnicamente, e anche se non possiamo parlare di una propensione verso il progressive o la sperimentazione, tutto quello che si può sentire qui dentro è molto personale e non propriamente associabile ad una band in particolare. L'apertura di "Extinction" dà la sensazione di trovarci in pericolo, come se un masso stesse precipitando da una montagna e stesse per schiacciarci. I riff di chitarra pesantissimi, il drumming indemoniato e le voci in scream sono tutte cose che viaggiano di pari passo per fare molto male all'ascoltatore.
Se andiamo alla seconda traccia il discorso della violenza diventa ancora più deciso. "Doominion" è un pezzo asfissiante, col suo groove pazzesco e le sue accelerazioni spettacolari. Parlando sempre di groove, come non citare "The Funeral of Human Race", una specie di ibrido tra Pantera, Slipknot e Meshuggah che non lascia prigionieri. Qui la band dimostra anche classe nell'inserire qualche vago influsso arabeggiante nei ritornelli, con scale di chitarra che appunto richiamano quel tipo di sound. La band praticamente tira come un treno fino al finale affidato a "In This Empty Place", dove finalmente abbiamo dei ritornelli melodici propriamente detti, con la voce femminile che ingentilisce un po' il tutto, ma sotto la band trita tutto come sempre.
Non ci sono canzoni brutte in questo disco, anzi, sono tutte meritevoli di attenzione. Sicuramente i due componenti che spiccano di più in questo album sono il batterista Marco Moretti e la chitarrista Maddalena Bellini, entrambi a dir poco incendiari coi loro strumenti, e artefici in poche parole del Madvice-sound. Certamente anche Asator alla voce fa il suo e anche il bassista Raffaele Lanzuise non delude contribuendo non poco alla terremotante sezione ritmica, ma chitarra e batteria in questo album sono a livelli altissimi.
Un disco da riscoprire in attesa del nuovo e terzo album della band. Un lavoro penetrante, pesantissimo e oscuro che non vi farà dormire sonni tranquilli.

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